Continuiamo a parlare di nomi relativamente poco noti e continuiamo il nostro viaggio alla scoperta del meglio della musica emergente a livello mondiale.
Oggi è il momento degli Heron, gruppo formato da Ben Blick e Boyd Lewis alle chitarre, Eric Morelli al basso e Nathaniel Blick alla batteria, con il loro album di debutto "You Are Here Now".
"Shores" è il brano d'apertura, azzeccatissimo aggiungerei. Il brano comincia con un echo lontana e mistica di un'arpeggio di chitarra sofferto e malinconico. Sopraggiunge il basso e la batteria che vanno a completare un'atmosfera sognante.
Via via il brano cresce sempre di più, senza mai esplodere effettivamente, ma la carica continua ed è la batteria a condurre il tutto.
E' il turno di "Ender" e da subito ci accorgiamo di come l'atmosfera cambi, trovando una diversa sfaccettura nella musica degli Heron che portano l'ascoltatore verso un territorio più acido e pesante. 
Ottimo il riff di chitarra che continua il suo incedere venendo seguito da una lead convincente.
L'atmosfera si assesta, spostandosi quasi verso lande psichedeliche cinte da mura di misticismo e suspence sonora. 
Il tutto continua con un crescendo che ci riporta all'inizio del brano in una veste più spinta, terminando la sua corsa con dei feedback che riportano la tranquillità con il successivo brano "Stillness".
Atmosfera nuovamente sognante e speranzosa che conduce ad una delle aperture migliori dell'album. E' il turno di Drop, secondo solo a Before The War come durata che ricalca le intenzioni sonore del gruppo aggiungendo nuovi dettagli tecnici e stilistici. 
Tocca alla title-track "You Are Here Now" il brano più corto del disco, ma che racchiude tutta la vena ambient e l'amore del gruppo verso landscapes sonori di grande effetto.
"Archives" è tra i miei brani preferiti, sorretto da un ottima progressione di accordi che non può non emozionare, aprendo la strada verso una lead guitar che urla e si dimena tra delay e reverberi che ingrandiscono la già grande potenza sonora di questo gruppo. Il brano continua ed è sempre più maestoso e sublime. Di sicuro un brano che non si ascolta tutti i giorni.
E arriviamo alla fine di questo album stupendo con il brano più lungo "Before The War". Possiamo certamente dire che questo brano racchiude tutto quello ascoltato fino ad ora, regalandoci malinconia, potenza, atmosfere eteree che si estendono oltre l'orizzonte.
In definitiva siamo di fronte ad un grande album composto da un grande gruppo a cui vanno i nostri plausi, con la speranza di ascoltare altro molto molto presto.

Let's keep talking about relatively unknown bands and let's keep going on our journey where we discover the best of underground's music worldwide.
Today is the time for Heron, band composed by Ben Blick and Boyd Lewis on guitars, Eric Morelli on bass and Nathaniel Blick on drums, with their debut album called "You are Here Now".
"Shores" is the opening track, which is a good choice I must say. 
The track begin with a distant echo of a mystic and melancholic guitar, then drums and bass come in completing a dreaming atmosphere.
While the track grow without reaching a powerful climax, the drum is leading everything else.
"Ender" begins and right away we notice how the atmosphere is changing, showing a different aspect in Heron's music which leads the listener towards a more acid and heavy territory.
The great guitar riff continues his gait followed by a convincing leading guitar.
The atmosphere settles down, moving almost towards psychedelic lands surroundend by walls of mysticism and suspence.
Everything continues growing powerful with a crescendo that brings us back to the beginning of the song in a more powerful outfit that ends his run with noises and feebacks that brings calm once again while we move on the next track called "Stillness".
Dreamy and hopeful vibes once again that takes us to one of the greatest opening on the album.
"Drop" is the second longest track after "Before The War" that repeats the mood and Heron's musical identity adding new technical details.
"You Are Here Now" is the title-track and the shortest track that contains the love that the group has for ambient and musical textures. 
"Archives" is one of my favorite track supported by a great chord progression that can't fail to excite, leading towards a lead guitar that screams among reverbs and delays that can only enlarge the already powerful sound that this band has. As the track goes it becomes more majestic and sublime. Surely it's not a common song you can find every day.
And that bring us to the end of this album with "Before The War". As I already said, the longest track. I can say that this one holds pretty much everything we listened before, giving us once again melancholia, power, ethereal atmosphere's that reach through and beyond the horizon.
Ultimately, we listened to a great album composed by a great band and the only thing we can do is to applause them with the hope to get more from them really soon.

Vote 9.5/10
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